Un uccellino mi ha detto

#unuccellinomihadetto è campagna di solidarietà ideata e promossa da Arte Migrante Mondo. Questa campagna nasce nel periodo dell’emergenza Covid-19, per dare voce alle storie delle tante persone che nel periodo di questa emergenza non si sono sentite protette dalle regole nazionali e sono state marginate socialmente dal disordine generale. Riporta le testimonianze di come alcune categorie socialmente vulnerabili hanno visto peggiorare le proprie condizioni già precarie e si sono sentite ancora più sole.
La campagna di solidarietà è un viaggio in compagnia dell’usignolo Celeste, un animale in grado di scavalcare quartieri e confini nazionali senza permessi, capace di arrivare laddove tante volte noi non arriviamo e regalare la sua voce squillante alle tante storie del mondo.
Celestino incontra e diventa la voce di chi non ha una casa in cui restare, di chi vive ogni giorno condizioni di sovraffollamento nelle carceri del mondo in aggiunta a condizioni sanitarie precarie e limitazioni alle visite dei propri cari. Arriva sui balconi colmi di ira e ingiustizia dove le violenze domestiche, i femminicidi e gli abusi sono all’ordine del giorno e in cui ogni muro diventa una gabbia. Vola fino ai campi rifugiati italiani, greci, libanesi e ovunque nel mondo ci sia bisogno di protezioni sanitarie e condizioni di vita umane, diritto ad una salute pubblica e accessibile a qualsiasi individuo in quanto tale. Poi nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), delle strutture spesso invisibili ma che al loro interno custodiscono vite preziose che non devono essere lasciate sole.
I viaggi sono numerosi e ricchi di volti, speranze, fatiche, voglia di riscatto e senso di solitudine.
Celeste sta sui rami degli alberi, osserva quando siamo chiusi in quarantena e quando usciremo di nuovo dalle nostre case, quando torneremo sui nostri luoghi di lavoro, per ricordarci che essere solidali è necessario. Ci ricorda che dobbiamo cambiare perché la normalità non possiamo più permettercela, è la normalità il nostro più grande problema.
Da artisti e artiste senza confini,
Arte Migrante Mondo
La campagna è visibile sulla pagina FaceBook: Arte Migrante
E sul profilo Instagram: Arte Migrante Mondo
#unuccellinomihadetto

Le tappe della campagna

Agli artistx migranti, a tuttx coloro con cui condividiamo un enorme cerchio di speranza e solidarietà. Siamo felicissimx di presentarvi Celeste (o Celestino per i più intimi) l'usignolo di Arte Migrante, un dono della natura che volerà lontano, fuori dai nostri balconi e sugli alberi più alti per cantarci mille storie.

Abbiamo pensato di iniziare un viaggio attraverso i luoghi simbolo dell'emarginazione sociale affinché nessunx venga escluso, nessunx venga dimenticato in questo strano momento.

Celestino ci racconterà delle strade e delle piazze ancora vissute da chi una casa in cui restare non ha e che si ritrova solo e spesso punito dalle nuove regole nazionali e mondiali. Celestino arriverà nelle carceri e all'interno dei CPR, ma sarà anche all'interno delle nostre stesse abitazioni a gridare protezione per le vittime di abusi e violenze domestiche, sarà ai confini a raccontarci le storie di chi è in cammino verso una nuova casa. Sarà ovunque nel mondo si debba cantare di protezione sanitaria e condizioni umane di vita.

È un appello urgente all'umanità, al porre fine ad ogni diseguaglianza oggi più che mai pesante e pericolosa.
Seguite Celestino nel lungo viaggio!

#unuccellinomihadetto
Illustrazioni di @ilquozientediNic (Instagram Account)

Celestino ha iniziato il suo viaggio. Eccolo nel primo luogo che ha scelto di visitare!
#unuccellinomihadetto

“Sono passate due settimane da quando abbiamo avuto la notizia di dei disordini interni nell'istituto penitenziario di Pisa, a seguito della pubblicazione decreto legge n.11 dell'8 Marzo 2020. Il decreto, fra le altre cose, per quanto riguarda il carcere prevede la sospensione di tutte le attività educative, il rinvio delle udienze, la sospensione dei permessi premio e dei colloqui familiari (sostituiti da una chiamata telefonica di 10 minuti a settimana).
Come Arte Migrante Pisa avevamo avviato un progetto all'interno del penitenziario di Pisa a maggio del 2019, è un progetto a cui teniamo molto e in cui crediamo tanto.
In questo anno di progetto, ogni due settimane entravamo e strappavamo due ore al tempo. Ciò che facevamo era semplicemente passare del tempo assieme agli ospiti della struttura, attraverso momenti di confronto: ci raccontavamo le nostre vite, idee, sogni, i nostri passati, gli errori commessi, le speranze future, condividiamo canzoni, racconti, barzellette, storie.
Così come le altre attività, anche Arte Migrante al don Bosco di Pisa è stata sospesa.
In questo periodo che è tutto fermo ci troviamo spesso a pensare alle relazioni che abbiamo creato dentro le mura del carcere di Pisa.
Ci chiediamo se M. è stato dimesso, stava aspettando di sapere la data. Ci chiediamo come sta F. che aveva appena deciso di riprendere l'università, se E. e T. che amano tanto la musica possano ancora suonare, e come ha reagito J. che adesso non può più vedere i suoi figli e sua moglie che è incinta.
In attesa che il governo vari nuovi misure che tutelino la salute dei detenuti, ma allo stesso tempo non li privino ancora di più delle poche possibilità che già hanno, Arte Migrante Pisa vi pensa e vi porta nei propri cuori.”

Grazie ad Arte Migrante Pisa
Illustrazioni di Comics Ilquozientedinic

"Quando sarò davvero libero, Celeste?"

Nella seconda tappa del suo viaggio Celeste incontra i detenuti, usciti dal carcere per l’emergenza Covid-19.
“Mi ritengo più fortunato degli altri miei compagni di detenzione, perché sono uscito da quel posto che oggi fa ancora più paura. Tutti sono preoccupati di essere contagiati, di non ritrovare i loro familiari, di non vederli nemmeno via Skype. Ero dentro durante le rivolte alla casa circondariale e non le ho tollerate perché la violenza non è mai la strada giusta.
Ho avuto paura dentro e ho paura qui fuori.
Se vieni da dentro, fuori fa sempre più paura. Avrei dovuto cercarmi un lavoro. È la prima cosa che mi permetterebbe di ricominciare.
Avrei dovuto reinserirmi in questa società, spesso così giudicante, che delle volte nemmeno ti perdona. Io ho sbagliato Celeste, ma volevo rinascere migliore di prima.
Invece mi ritrovo in “pausa” ancora una volta.
Quando sarà davvero la libertà Celeste?”

#unuccellinomihadetto
Grazie ad Arte Migrante Padova e ai ragazzi della Casa Circondariale due palazzi di Padova, per la preziosa testimonianza.

Opera di Comics Ilquozientedinic

“ State a casa!” - ordinano in tivù’
ma ci sono case che hanno la forma di un pugno
“State a casa!” predicano su Facebook
ma alcune case sono lame di coltelli
e hanno il gusto della paura.
Quattro mura non sempre
sono casa
Quattro mura sono casa
quando dentro si respira sicurezza
quando e’ un porto al quale tornare
sfilarsi le scarpe e leggere un giornale.

Casa non e’ quando vuoi fuggirne
perché chi la abita ti fa violenza
verbale
psicologica
o fisica che sia.
Ci sono luoghi coraggiosi dove ci si può’ andare a rifugiare
a chiedere un consiglio
o quattro mura nuove.
E in questi luoghi coraggiosi ci sono telefoni
che in questi giorni malati
squillano all’impazzata
o magari no, invece tacciono
un silenzio di tomba,
perche’ l’aggressore che vuoi denunciare e’ li’ di fianco a te,
che mastica al tuo stesso tavolo.

“State a casa!” non e’ un ordine facile
quando casa
non e’ casa
ma e’ la bocca di uno squalo.

Celestino è giunto ormai alla sua terza tappa, continuate a volare con lui

ESSERE SENZATETTO AI TEMPI DEL COVID-19
“Ma cosa sta succedendo nel mondo?” ci chiede V. “Da giorni non possiamo stare da nessuna parte, ci cacciano anche dai parchi; in stazione ci puoi stare solo se mostri un biglietto del treno e se piove non possiamo ripararci nemmeno sotto i portici”. Così ci racconta mentre beve un latte caldo che gli abbiamo offerto, con il viso pesto da una caduta sotto la pioggia. Lui, come tanti altri che vivono in questo momento per strada, non si rendono conto della gravità della situazione.
Usciamo di casa con guanti e mascherine. Verso le 19.30 inizia il nostro giro, dato che con le restrizioni di questi giorni già alle 20.30 qualcuno dorme o si è coricato. Teniamo le dovute distanze, anche se ci risulta sempre più difficile. Soprattutto quando incontriamo persone come F., una signora a cui il virus ha impedito di tornare in Marocco e si ritrova a dormire in macchina per la prima volta nella sua vita. Piange F. perché non riesce a dare un senso a tutto questo. Il freddo non aiuta, e noi ci sentiamo spesso disarmati davanti alle numerose richieste di una doccia o di un posto dove dormire. Cerchiamo di alleggerire la situazione, contando con loro il numero di denunce che hanno collezionato nelle ultime due settimane.
“Ho affrontato di peggio. Come tutti gli anni, due settimane e passerà anche questo virus” esclama A., nel momento in cui tentiamo di lasciargli dei guanti e il gel disinfettante, che rifiuta. P. ci chiede continuamente come sarà il tempo nei giorni successivi, e quando torneremo a trovarlo. È disorientato, e ci chiede incuriosito di giustificare gli annunci di Trenitalia, la sua unica fonte di informazione, che ricordano continuamente di uscire di casa solo se realmente motivati.

Noi restiamo a casa, ma chi una casa non ce l’ha?
#unuccellinomihadetto
Grazie ad Arte Migrante Acireale, Arte Migrante Rimini e ai ragazzi e le ragazze della Capanna di Rimini (APG23)

IL CONFINE DEI #CPR DURANTE IL VIRUS
"Ci confinano qui per renderci invisibili. Ho paura, Celestino, almeno tu riesci a vedermi?"

Ciao Alda,
sono Ayoub, ti scrivo dal Centro di Permanenza per il Rimpatrio nel quale sono richiuso da….quanto? settimane? mesi?
Scusa la mia confusione, oggi ho avuto un pasto edulcorato di psicofarmaci calmanti. Eccessivo direbbe qualcuno, ma tanto dicono che 𝙣𝙤𝙞, 𝙨𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙗𝙚𝙣𝙚.
Avrei voluto chiamarti ma ci hanno sottratto i cellulari da inizio Gennaio, interrotto così ogni contatto con l'esterno.
Non ci sono precauzioni sanitarie, qui, niente sanificazione delle celle, niente mascherine e nemmeno guanti. Fuori c’è la pandemia, noi siamo chiusi qui dentro.
Ma 𝙣𝙤𝙞, 𝙨𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙗𝙚𝙣𝙚!!
Un poliziotto operante nel CPR Di Torino ha riscontrato il Covid-19,è successo così anche nelle carceri, delle guardie si erano ammalate e poi il virus ha colpito anche i detenuti.
Ma se non vi arrivano notizie di persone ammalate nei CPR non significa che non ci ne siano, solo che qui tutto va come deve andare, lo dice il nostro silenzio.
"Maledetto il silenzio"!

La magistratura Torinese convalida tutti i fermi, in questo periodo ci sono stati tanti nuovi arrivi, da diverse regioni, anche quelle del focolaio per intenderci... Ma qui 𝙣𝙤𝙞, 𝙨𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙗𝙚𝙣𝙚!
I confini sono chiusi, quindi di fatto lo sono anche i rimpatri, ma qui nessuno si interessa a lasciarci liberi. Mi chiedo ancora perché questa scelta di rinchiuderci qui dentro e abbandonarci a noi stessi, senza la minima preoccupazione di poterci proteggere, o assicurarci i nostri diritti che ogni giorno vengono calpestati. Sarà che non ci considerano persone? Ti assicuro che lo siamo e tu lo sai molto bene.
Sarà che la fuori tutti siete costretti a stare a casa? 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐞 𝐥'𝐡𝐚, noi altri invece siamo rinchiusi in delle celle, dietro delle sbarre, in luoghi di torture e disumanità.
Sembra che siamo costantemente nel mezzo di una scommessa, 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 ma qui per noi significa 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐨 𝐦𝐨𝐫𝐢𝐫𝐞.

A volte mi spaventa quanto silenzio c’è, io vorrei urlare. Mi chiedo se fuori da qui c’è qualcuno che si accorge di tutto questo silenzio. Vorrei ribellarmi ma non posso, saranno gli psicofarmaci, altro che vaccino. 𝙉𝙤𝙞, 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙣𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙗𝙚𝙣𝙚 𝙢𝙖 𝙦𝙪𝙞 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙫𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙙𝙚𝙫𝙚 𝙖𝙣𝙙𝙖𝙧𝙚.

[Ricostruzione scritta di reali comunicazioni/telefonate con persone recluse all’interno dei CPR]

Ringraziamo di cuore la rete LasciateCIEntrare, per le preziose testimonianze che ci ha trasmesso e per il loro impegno quotidiano per la chiusura dei CPR e per la difesa della dignità di ogni essere umano. Grazie ad Arte Migrante Torino

#unuccellinomihadetto
#covid19

#unuccellinomihadetto

Sapete qual’è il bello di essere un volante?
Che non c’è frontiera in cui ti devi identificare
nessuno stato può far il prepotente
e ti muovi sereno, per terra e su mare.


Così Celestino, superando un aereo,
salutò con un’ala il gran Mediterraneo,
andò verso Oriente, seguendo il buon Vento
e questi gli disse “Più in là, stà attento!
io soffio e trasporto polvere e dolore,
e di bruciato c’è continuamente fetore.
Per le terre di Siria fai bene a non passare,
o le tue penne per le bombe si faranno catrame!.”


Appollaiato sui monti libanesi,
una tenda, una donna, dei lumini accesi,
Celestino ficcò il becco tra i teloni appesi:
“Adesso dicono che siam tutti uguali (kulna fi lhawa sawa)
che davanti alla malattia siamo ugualmente animali,
ma forse non sanno o ricordano male
che qui non ci voglion neanche all’ospedale,
che se stai in Libano e vieni dalla Siria
sei da solo con Iddio e la tua miseria.


Non sia mai che m’ammali, per sentirmi dire
“per te non c’è posto, và nel tuo paese a morire”
e mi tocca tenere anche a bada la sorte,
che qui non ho diritto neppure alla morte.
E se alla prima Corona, il mio governo, son scampata
voglia Allah che questa seconda non mi faccia ammalata.


Il mio nome è Amal,
che vuol dire speranza
è l’unica cosa che c’è in abbondanza.
Ma su vieni, uccellino, che ti vedo sciupato,
assaggia i falafel che oggi ho preparato,
che da noi ogni ospite va coccolato!”.

#Libano #Siria #coronavirus